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In un libro del Bonanni del 1925 sono riportati alcuni
tipici capi del vestiario femminile della Ciociaria:
" Il mammacile, cioé bambacile, era una
tela sottilissima fatta di bambace, cui veniva dato un colore quasi
cenerino, a strisce larghe una ventina di centimetri e molto lunghe, soffici
quanto mai. Servivano a coprire la testa alle signore di famiglie civili;
mentre le popolane portavano sul capo una tovaglia bianchissima di lino. La
vestitura delle donne in costume antico era, nella forma, uguale pel ricco e
pel povero; però le signore portavano le vesti con galloni di argento e di
oro, oltre ad un grembiule di castoro rosso detto: panno matelica (da
Matelica?) parimenti con galloni d'oro.
I cialoni, così detti perché formavano
quasi come un cielo di copertura sulle donne, che ne usavano, ponendoseli
sul capo, quando pioveva e sulle spalle, attorno alla vita per ripararsi dal
freddo. Erano di lana nostrana e lavorati al telaio in forma meno larga e
più lunga, di circa un metro di larghezza e due di lunghezza, a strisce
uguali, larghe un cinque o sei centimetri! Le donne lo portavano addosso
avvolgendolo alle spalle e tirando le estremità innanzi al petto. La
tramatura, come dicono, era così stretta e serrata, che non c'era caso che
trapassasse l’acqua od il freddo! Ora le sole vecchie lo usano!
La centa - cinta - era un nastro a vari
colori, tessuto parimenti al telaio col lino, lungo diversi metri, della
larghezza di circa tre centimetri, che le donne cingevano girandolo più
volte attorno ai lombi in giri sovrapposti per tenere strette le vesti alla
vita."

Donne ciociare con grosse ceste che poggiansi
sul cercine, in una rarissima
foto depoca
E’ più antica (1871) e più completa la descrizione del
costume locale ciociaro lasciataci da B. Scafi sul libro "Notizie storiche
su Santopadre".
"Gli uomini usano camicia di canapa o lino, e calzone
corto, ossia dai lombi ai ginocchi, e fatto di cotone cecero, o di tessuto
di lana e canapa detto accordellata, giacchetta e corpetto simile; un
pannolino detto pezza ricopre la gamba investendo anche il piede; alla cui
pianta è sottoposta una zona di cuoio grezzo, larga tredici centimetri, e
poco più lunga del piede stesso, chiamata ciocia, piegata a punta in cima, e
sostenuta, prima da spago, ora da corregge lunghe così che venendo ad
involgersi alla gamba ne fermano le pezze, formandone, poi molti giri, quasi
uno stivaletto. In testa portano un cappello di lana a cono troncato, che
nell'estate è di paglia lavorato nel paese stesso.Nell'inverno si ricoprono
con cappa o mantello di lana bigia e talora turchina a piccola pistagna
dritta, da cui pende in giro un corto bavero; e la lunghezza è sino a mezza
gamba. Nei giorni solenni o pur di matrimonio, la camicia è di mussolo, il
calzone di velluto turchino, corpetto di lana scarlatto, con calzette e
scarpe, e nastro al cappello. Le contadine hanno camicia
di lino o canapa, una tunica tessuta di lana turchina su di ordito di
canapa, chiamata sargiotta; piuttosto stretta, chiusa in fondo, ed aperta
ai fianchi, da dove in doppia banda va restringendosi in guisa che termina
sul petto ed alla schiena alla larghezza di un trenta centimetri; e le due
bande sono unite da lacci che sostengono la tunica sulle spalle. Uno
zinale è cinto a traverso dei lombi e schiena, ed un grembiale o zinale al
davanti: tutti di lana turchina. Nel 1840 il vescovo Montieri vi aggiunse
il fazzoletto o fisciù che ricopre dal collo al petto. Un paio di maniche
ricopre buona parte del braccio al gomito; l'avambraccio è coperto dalle
sole maniche della camicia. La testa è coperta da tovaglia di pannolino,
lunga un metro circa, e larga oltre 50 centimetri; e che stendono sul capo
in guisa che metà scende alle spalle e metà sul petto; ma questa seconda
metà ripiegata nei lati su di se stessa, la riversano sul capo, fermandola
con spilla. Cosicché la sola faccia resta scoperta e contornata da tre
parallelogrammi formati dal ripiego della tovaglia. I1 piede lo calzano
pure con cioce e pezze; dal freddo e dalla pioggia si riparano con celone
di circa due metri."
Questo è il modo di vestire ordinario ed è simile
globalmente a quello della zona di Aquino, Roccasecca, Pontecorvo e Comuni
limitrofi.
Riccardo Milan
(articolo tratto da L'Eco di Roccasecca-su
www.ciociari.com)
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